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Riferimenti storici

In questo capitolo proponiamo alcuni elementi che attestano la presenza della maschera de Su Bundhu (Su Bundu) nella storia di Orani. I documenti sono presentati nel seguente ordine cronologico:


1. Poesia di un frate gesuita

Vi proponiamo la poesia di un frate gesuita, scritta in occasione della visita al paese di Orani, nel gennaio del 1772. Come potremo osservare nei versi compaiono espliciti riferimenti alla maschera de Su Bundhu.
In lingua originaleTraduzione

“Atobios” S. Antoni in s’ierru
Orane B.L. 1772

I) Suta Mont’e Gonare, a passu d’ervegarzu in s’astrau ‘ennarzu vrittu ‘e cane.
II) In s’adde sua Orane, paret in d-unu nidu, este de biancu ‘estidu, unu candore.
III) Deus cantu dolore, Custos frades suffertos, Mancu de viver zertos, Andend’a trazu.
IV) Frade chi das corazu, Azudu e acunortu, e cantu nd’as isortu, cun su faeddu.
V) In su chelu s’isteddu, additat su caminu, che lugore Divinu, est providenzia.
VI) Nos donan assistenza, pane, abba e binu, est pro su peregrino, comunione.
VII) E pro dogni persone, sa pesada ‘e manu, est pro su cristianu redenzione.
VIII) E in su fugolone, totus chircan cuerru, longu est cust’ierru, peus de sicagna.
IX) Suta ‘e sa muntagna, Pro Antoni diciosu, est un’ora ‘e gosu, coro apertu.
X) Sos cantos a cunzertu, chi ti proan su coro, pro s’anima tesoro, est amistade.
XI) Totus de ogni edade, faghen sos ballos tundos, che su ‘entu sos Bundos, andan a muilos.
XII) E non tenen acuilos, inghirian su fogu, sos meres de su logu, sunu bessidos.
XIII) De fresi sun bestidos, Nieddos e biancos, chintos in sos fiancos, cun sos batazos.
XIV) Chi sonan che sonazos, Bundos e Maimones, cun peddes de sirbones, ‘ervegh’ e ‘igu.
XV) Cun carazas de ortigu, Faghen sa ‘oghe’e su ‘entu, Suta su firmamentu, Sa pagania.
XVI) E cale profezia, fidele totu cantu, pregat pro custu santu, note de paghe.
XVII) Suta de su serraghe In cust’ora de pasu, cun su divinu basu, pro riposare.
Suta mont’e Gonare.

“Incontri” S. Antonio d’inverno
Orani B.L. 1772

Sotto il Monte di Gonare Al passo de pecoraio, nel gelo di Gennaio, freddo da cane.
Nella sua valle Orani, sembra in un nido, è di bianco vestito, un candore.
Dio quanto dolore, Questi fratelli sofferenti, Neppure di vivere son certi, Trascinandosi.
Fratello che dai coraggio, aiuto e (speranza), e quanti ne hai slegati (liberati), con le parole.
Nel cielo la stella, mostra il cammino, come luce Divina, è provvidenza.
Ci donano assistenza, pane, acqua e vino, è per il pellegrino, comunione.
E per ogni persona, una mano d’aiuto, è per il cristiano, redenzione.
E nel grande fuoco, tutti cercano ricovero (riparo), lungo è quest’inverno, peggio della siccità.
Sotto la montagna, Per Antonio Beato, è un’ora di lode, cuore aperto.
I canti in coro, che toccano il cuore, per l’anima tesoro, è amicizia.
Tutti di ogni età, fanno i Ballos Tundos (ballo tradizionale Sardo) come il vento i Bundhos (Bundos), vanno mugolando (muggendo).
E non hanno limiti, circondano il fuoco, i padroni del luogo, sono scacciati.
Di orbace son vestiti, Neri e bianchi, cinti sui fianchi, con i batacchi.
Che suonano come sonagli, Bundos e Maimones, con pelli di cinghiale, pecora e bue.
Con maschere di sughero, Fanno la voce del vento, Sotto il firmamento, il paganesimo.
E quale profezia, fedele in tutto, prega per questo santo, note di pace.
Sotto il profilo montuoso In quest’ora di riposo, con il divino bacio, per riposare.
Sotto il Monte di Gonare.

Una poesia che ha un valore antropologico assai rilevante. Il frate è testimone oculare di un paese sofferente, dal futuro incerto che pure non manca di offrire assistenza ai pellegrini, con alimenti poveri (acqua, pane e vino) ma che donano comunque conforto. Tra l’XI e XV capoverso troviamo la maschera de Su Bundhu (Bundu), descritta con vestiti di orbace, di color bianco e nero. Non si capisce se il colore bianco sia riferito all’orbace oppure al manto pecorino che viene indossato dalla maschera de su Maimone. I Bundhos  (Bundos) sono cinti con batacchi, presumibilmente fatti di ossa, che al movimento danzante rumoreggiano come sonagli. Nel viso portano una maschera di sughero.
Secondo quanto possiamo leggere il rituale vuole che Sos Bundhos (Bundos) circondino il fuoco, prendendone possesso, e gli girano intorno facendo la voce del vento e imitando il muggito del bue.

2. Pubblicazione nella rivista “IL PONTE - 1951”

maschera de Su Bundhu pubblicata nella rivista Il Ponte 1951
Foto tratta dalla rivista Il Ponte, Anno VII - N. 9-10, Settembre-Ottobre 1951
Il secondo documento che vi proponiamo è la fotografia pubblicata nella rivista Il Ponte Anno VII – N. 9-10, Settembre- Ottobre 1951. Nell’immagine è riprodotta la maschera de Su Bundhu (Bundu), attualmente di proprietà dell’Istituto Superiore Regionale Etnografico di Nuoro.

3. Lettera di Don Raimondo Bonu.

Il secondo documento che proponiamo è una lettera del sacerdote e letterato Raimondo Bonu, nato ad Ortueri il 3 dicembre 1890 ed ivi deceduto il 30 marzo 1981. Parroco per trent’anni, dal 1916 al 1947 nelle diocesi di Aritzo, Gadoni e Tonara, dopo di ché fu chiamato ad Oristano, ad intraprendere l’attività di didattica in seminario. Sacerdote ben riuscito: vivace il temperamento, fine la sua arguzia, cultore attento e appassionalo dei valori della sua terra. "...contadino di Ortueri ama l'aratro e la vanga non solo perché per essi avrà colmo il granaio e il torchio ridondante di vino, ma soprattutto perché considera un dovere il suo lavoro per obbedire ai precetti di quella fede insostituibile, che oltre i limiti del tempo e dello spazio riaccende nell'anima le dolci immortali speranze." (R. Bonu: Ortueri, paese di Sardegna). Uomo del dialogo, volitivo, intraprendente. Molto dobbiamo alle sue ricerche, alla sua pazienza, alla sua intelligenza. “ La ricerca ha dignità pari alla preghiera”, perché ha come meta la verità, che è Dio.
A don Bonu dobbiamo in parte quello che oggi sappiamo di Bonaventura Licheri, del quale scrive nell’opera “Scrittori Sardi dal 1746 al 1950”. Vedi Note bibliografiche su Raimondo Bonu

Qui riportiamo una lettera scritta da Don R. Bonu nel 1955, in cui sul tema delle maschere di S. Antonio parla di quelle di Orani.

Ortueri II – IV – 1955

Maschere di S. Antonio

Le maschere di Orani, come nel resto della Sardegna, sono legate alla festa di S. Antonio in gennaio; occasione in cui incomincia il carnevale sardo.
Tra le più significative sopravvive “Su Bundu” su fizu e su deus de su ‘entu (ndr. il figlio e il dio del vento); figura tra mito e storia rappresenta il bene e il male.
Vestito di nero orbace rappresenta il male. Vestito di bianco orbace rappresenta il bene, con una maschera in sughero lavorata da mani esperte; in mano “su furcone” un lungo bastone.
“Su maimone” la maschera pazza vestita di pelli di cinghiale, di pecora, capra o vitello con la maschera in sughero simile a su “Bundu”, sulle spalle un carico di ossi legati con intestini essiccati.
Andavano in giro facendo il verso dei soffi del vento.

La riverisco distintamente

Raimondo Bonu.

Quanto scritto in questo documento rafforza quanto abbiamo dedotto dalla poesia di B. Licheri. Inoltre il Bonu avanza alcune ipotesi significative: una secondo cui “Su Bundhu” fosse nel contempo “il figlio ed il dio del vento”; la seconda quella che rappresentasse il bene ed il male, a seconda che fosse vestito di bianco o di nero orbace.
Inoltre Don Bonu menziona la maschera de “Su Maimone”, vestita di pelli animali e con sulle spalle un carico di ossi legati con intestini essiccati. Dagli studi di Dolores Turchi[1] sappiamo che quella di “Su Maimone” è una figura assai ricorrente tra le maschere di carnevale di moltissimi paesi della Sardegna.

Redatore: Antonello Masini

Note bibliografiche

1 D. Turchi, Maschere, miti e feste della Sardegna, Newton Compton Editori, 1990
visita il sito www.wmamba.it