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La Maschera

maschera de Su Bundhu pubblicata nella rivista Il Ponte 1951
Foto tratta dalla rivista Il Ponte, Anno VII - N. 9-10, Settembre-Ottobre 1951
Su Bundhu (Su Bundu) è la maschera carnevalesca tipica di Orani. In questa pagina descriviamo le componenti principali che la definiscono nella sua interezza, mentre nei capitoli successivi ci occuperemo di descrivere il significato e di individuare gli elementi che la legano alle tradizioni carnevalesche del paese di Orani.

La maschera

Quella de Su Bundhu (Su Bundu) è una maschera antropo-bovina che copre l’intero viso di chi la indossa. Ha una forma ovoidale propria del viso umano ed è caratterizzata da tratti somatici fortemente accentuati, come il naso: particolarmente prominente e di forma aquilina; i baffi che si dispiegano voluminosi a tracciare il contorno superiore della bocca, allungandosi lateralmente con forma acuminata; una protuberanza si estende sotto la bocca a definire il doppio mento; in fine le corna bovine issate sulla fronte, segnano allo stesso tempo il confine e la simbiosi tra l’umano e l’animale.

La maschera viene realizzata interamente in sughero, abilmente lavorato a mano dagli artigiani locali. Nella versione riconosciuta come tradizionale l’area facciale e il naso sono tinte in rosso sanguino (molto probabile che anticamente venisse usato il sangue animale), mentre baffi, mento e corna sono di color bianco. In una rivisitazione più recente è possibile trovarla in sughero naturale; in tali casi la maschera viene intagliata per evidenziarne alcuni tratti somatici.

Su Saccu

Su Saccu è il mantello di orbace (lana grezza detta su vresi) che ricopre interamente la figura de Su Bundhu (Su Bundu). Un capo di abbigliamento che deriva dalla tradizione agro-pastorale barbaricina, in cui il rudimentale oggetto veniva impiegato per vari scopi. Essendo la lana un ottimo isolante termico, serviva principalmente per proteggere la persona dalle intemperie; ma all’abbisogna poteva essere utilizzato pure come coperta da bivacco e come tovaglia per i pasti campagnoli dei pastori o dei viandanti.

Un soprabito tanto semplice quanto efficace, che ha mantenuto la sua importanza anche nella versione più elaborata di capotto: impreziosito con rifiniture realizzate ad arte, dotato di maniche e cintura; destinato in tal caso ad essere impiegato in circostanze importanti come abito “de vonu”, ovvero per le grandi occasioni.

Nelle esibizioni folkloristiche de sos Bundhos (Bundos) ritroviamo entrambi le varianti de Su Saccu. Sia il mantello grezzo che il capotto sono muniti di un voluminoso cappuccio che cela completamente il capo della persona e si lega alla maschera di sughero.

Su trivutzu (il tridente)

Il tridente è uno strumento da lavoro derivante dalla tradizione agricola, ottenuto lavorando un pezzo unico di ramo d’albero, che può essere pero, olivo selvatico (ozzastru) o, più comunemente, quercia.

Durante la loro esibizione carnevalesca sos Bundhos (Bundos) istigano i passanti minacciandoli con il tridente. Aizzandolo e bacchettando i loro piedi li spronano ad unirsi alla danza propiziatoria, utile a prospettare una rigogliosa rinascita dei frutti di madre terra. Per la festa di Sant'Antonio in gennaio, circondano il fuoco e, con voci di vento e muggiti, lo attizzano alimentando alte fiammate e scintille.

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