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Demonizzazione de Su Bundhu

Come abbiamo detto nella sezione dedicata al Significato della Maschera, Su Bundhu (Su Bundu) è una figura ritualistica legata al carnevale in quanto festa propiziatoria della fertilità e dell’abbondanza delle messi. Abbiamo anche spiegato come essa sia connessa alle figure dei fecondatori di Madre Natura e ai concetti di anima e di vitalità primordiale.

In questo paragrafo ci occupiamo brevemente di un altro aspetto legato alla maschera di Orani e al suo significato, ovvero la demonizzazione de Su Bundhu (Su Bundu). Infatti nella memoria popolare degli abitanti del paese di Orani e pure di altri paesi del centro Sardegna, il termine “bundhu” (bundu) viene spesso associato al diavolo, ai diavoli o ad anime cattive. Questo fatto mette in evidenza un forte distacco tra il significato originario del termine e quello che invece gli è stato associato in tempi relativamente recenti. Pertanto è necessario cercare di individuare i motivi che potrebbero aver condotto a questa radicale re-interpretazione.
Un valido spunto lo possiamo trovare nell’opera di evangelizzazione sistematicamente eseguita dalla chiesa cattolica. A tale proposito sono rivelatrici le indicazioni del Papa Gregorio Magno (590 – 604 d.c.) secondo cui:

“ove non sia possibile eliminare i residui di paganesimo, si tenti di cristianizzarli, perché col tempo si perda il ricordo del culto primitivo e rimanga soltanto quello rivolto al vero Dio”.

Le numerose lettere inviate dal pontefice ai personaggi sardi ed in particolare ad Ospitone “duci Barbaricinorum”, sono i riferimenti più attendibili di quanto fosse difficile estirpare il paganesimo dal cuore dei barbaricini che “vivono come animali insensati, non conoscono il vero Dio, adorano legni e pietre”.
Secondo quanto asserito da Joyce Mattu “mentre per Ospitone la sua cristianizzazione era una scelta (e quindi frutto di un processo di acculturazione attiva), per tutti quegli incivili che vennero, tra l’altro, massacrati perché ancora per loro l’acqua, gli alberi e le pietre costituivano la loro base religiosa, si trattò di acculturazione passiva, che oggi chiameremo imposizione o colonizzazione culturale.”[1]

Riprendendo il significato di acculturazione, inteso come contatto di culture, si capisce come il processo passivo, ottenuto tramite imposizione, trovò grandi difficoltà ad affermarsi tra il popolo dell’entroterra sardo. Nonostante ciò, la storia ha dato ragione al Papa Gregorio Magno e dove un tempo vi erano luoghi di culto e riti pagani, oggi troviamo chiese e feste dedicate ai santi; alle figure ritualistiche si sono sostituite quelle dei santi stessi o quella del diavolo, quest’ultima ove fosse di maggior convenienza per richiamare il popolo all’obbedienza inculcando il senso di timore di Dio.
Si capisce pure che il popolo intimorito è più facile da manipolare ed ancor più quando il timore è tanto radicato da spingere le persone a vedere il male pure in una folata di vento.

In questo processo di “incivilimento cattolico” possiamo individuare alcuni dei motivi che hanno indotto a trasformare la figura de Su Bundhu (Su Bundu), da positiva: in quanto portatore di vita; a negativa in quanto rappresentante delle sembianze demoniache.

Un altro interessante spunto di riflessione, che si lega a quanto abbiamo detto, lo troviamo nel fatto che: sparse per tutto il territorio di Orani troviamo un elevato numero di chiese (oltre 23 comprese quelle sconsacrate). Questo dimostra quanto sia stata efficace l’opera di evangelizzazione e pure quanto fosse radicato nell’oranese il senso del culto, pagano prima e cattolico poi, da cui è derivato un manifesto “Timor di Dio”.

Redatore: Antonello Masini

Note bibliografiche

1 J. Mattu, Dea Madre, Bundhu e dintorni
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